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com'è possibile che i saltatori con gli sci restino in aria così a lungo e come si allenano per riuscirci?

I saltatori con gli sci restano in aria così a lungo perché non stanno “saltando in alto”, ma trasformando la velocità in portanza aerodinamica, e si allenano per anni per controllare questa specie di “volo planato”.

1. La fisica del “volo” nel salto con gli sci

Quando li vedi in tv sembra magia, ma è soprattutto aerodinamica:

  • Arrivano sul trampolino con grande velocità (oltre 90 km/h), così l’aria che scorre su corpo e sci può generare portanza.
  • In aria assumono una posizione a “ala”: busto molto inclinato in avanti, braccia aderenti al corpo, sci aperti a V.
  • Gli sci a V aumentano la superficie esposta all’aria e possono generare circa il 30% in più di portanza rispetto allo stile parallelo usato in passato.
  • La chiave è l’angolo di attacco: l’angolo tra il corpo/sci e il flusso d’aria è intorno ai 30°; se è troppo grande l’aria “stalla” (perde aderenza), se è troppo piccolo non si genera abbastanza portanza.

Un’altra cosa contro‑intuitiva: non cercano di salire molto in alto.

  • Volano pochi metri sopra il pendio, seguendo il profilo della collina; lì l’aria è più densa e stabile, quindi riescono a “galleggiare” più a lungo.
  • Così il loro volo dura 5–7 secondi e copre anche più di 200 metri nei salti di volo con gli sci.

2. Dettagli aerodinamici: come “usano” l’aria

Per capire meglio, pensa al saltatore come a una piccola ala:

  • Portanza : inclinando corpo e sci, spingono l’aria verso il basso; per reazione vengono spinti verso l’alto (come un’ala di aereo semplificata).
  • Riduzione della resistenza (drag) : tuta aderente e regolamentata, nessun tessuto svolazzante, posizione molto raccolta in rincorsa e stabile in volo.
  • Controllo fine : in aria fanno micro‑aggiustamenti con caviglie, ginocchia, anche e core per mantenere l’assetto, compensare il vento e preparare l’atterraggio.

Quello che a occhio nudo sembra un corpo immobile è in realtà un continuo lavoro di correzioni minuscole per non “cadere” troppo presto.

3. Come si allenano fin da piccoli

La capacità di “restare in aria” non è solo teoria: la costruiscono con anni di pratica strutturata.

3.1 Progressione dalle collinette ai grandi trampolini

  • La maggior parte inizia da bambini su collinette molto piccole, più simili a giochi che a salti olimpici.
  • Poi passano a colline sempre più grandi (K‑point crescenti), imparando tempi di stacco, equilibrio e percezione delle distanze.
  • Questa progressione riduce la paura, consolida gli automatismi e rende naturale la posizione in volo.

3.2 Allenamento tutto l’anno, anche senza neve

Per non perdere sensibilità, si allenano anche in estate:

  • Rampi con tappeti plastici irrigati con acqua: l’attrito è simile al ghiaccio, quindi possono fare veri salti anche con 30 gradi.
  • Rampe con arrivo in acqua (soprattutto nei centri multisport per discipline acrobatiche) per lavorare su stacco e controllo in aria senza impatto duro.
  • Trampolini, elastici e bungee‑rig per allenare coordinazione, tempo di stacco e percezione del corpo nello spazio (spaziotemporalità).

4. Lavoro fisico: potenza, core e equilibrio

Fisicamente, un saltatore con gli sci non è un bodybuilder: è un misto tra ginnasta e fondista.

Pilastri dell’allenamento:

  • Forza esplosiva delle gambe : squat, balzi pliometrici, salti da box per trasformare la rincorsa in un singolo stacco potente e preciso.
  • Core rigidissimo : addome, schiena e anche devono restare molto stabili per mantenere la posizione aerodinamica senza “collassare” durante 5–7 secondi di volo.
  • Equilibrio e propriocezione : lavori su tavolette instabili, slackline, esercizi su una gamba sola, per poter correggere l’assetto con movimenti minimi.
  • Peso corporeo basso ma controllato : essere leggeri aiuta, ma ci sono regolamenti severi su lunghezza degli sci in base all’indice di massa corporea proprio per evitare estremi pericolosi.

Il risultato è un atleta che può generare tanta forza in un istante e poi restare “rigido come una tavola” mentre scorre nell’aria.

5. Tecnologia, analisi e allenamento mentale

Oltre al lavoro sul corpo, c’è un mondo di tecnologia e testa dietro quei pochi secondi di volo.

5.1 Analisi aerodinamica

  • I migliori team usano gallerie del vento per testare diverse posizioni di busto, anche, ginocchia e apertura degli sci.
  • Si misurano portanza, resistenza e stabilità per trovare la postura che dia più “galleggiamento” possibile senza perdere controllo.
  • Vengono studiati anche materiali di tute, sci e caschi, sempre entro i limiti rigorosi del regolamento.

5.2 Preparazione mentale

  • Visualizzazione: gli atleti “saltano” nella testa decine di volte, immaginando rincorsa, stacco, volo e atterraggio perfetto, per ridurre l’errore reale.
  • Gestione della paura: salti di oltre 100–200 metri, vento, pubblico e pressione olimpica richiedono grande controllo emotivo e capacità di concentrazione.
  • Alcuni programmi includono biofeedback o neurofeedback per tenere bassa la frequenza cardiaca prima del salto.

6. Uno sguardo attuale: verso Milano‑Cortina 2026

Il tema è tornato “trending” anche perché il salto con gli sci è una delle discipline più attese dei Giochi Invernali di Milano‑Cortina 2026, e recentemente è stato celebrato persino da un Google Doodle dedicato.

Questo contesto ha rilanciato domande come “com’è possibile che restino in aria così a lungo?” proprio sui motori di ricerca e nei forum, unendo curiosità scientifica e passione olimpica.

TL;DR

  • Restano in aria a lungo perché usano la velocità per creare portanza con corpo e sci, soprattutto grazie allo stile a V, alla posizione aerodinamica e al volo vicino al pendio.
  • Ci riescono grazie a un allenamento di anni: progressione su colline sempre più grandi, pratica tutto l’anno su plastica e acqua, lavoro specifico su forza esplosiva, core, equilibrio, più analisi in galleria del vento e preparazione mentale.

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