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foibe perché

Le foibe furono teatro di violenze e uccisioni di civili e militari, soprattutto italiani, nell’area di Venezia Giulia, Istria, Quarnaro e Dalmazia tra il 1943 e il 1945 e nel dopoguerra immediato.

Cosa sono le “foibe”

  • Il termine foibe indica cavità carsiche profonde, tipiche dell’area del Carso, in cui vennero gettati molti corpi, spesso dopo fucilazioni o esecuzioni sommarie.
  • Per estensione, oggi la parola viene usata per indicare l’insieme delle uccisioni, sparizioni e deportazioni compiute in quei territori durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale.

Quando avvennero le uccisioni

Storicamente si individuano due ondate principali:

  1. Autunno 1943
    • Dopo l’armistizio dell’8 settembre e il crollo dell’esercito italiano, la zona rimase scoperta e si inserirono rapidamente sia le truppe tedesche sia i partigiani jugoslavi.
 * In questo vuoto di potere si verificarono le prime uccisioni, spesso caotiche e legate a vendette locali contro rappresentanti del regime fascista, grandi proprietari e funzionari dello Stato italiano.
  1. Primavera–estate 1945
    • Con l’avanzata finale dei partigiani di Tito e l’occupazione jugoslava di Trieste, Istria e di altre aree contese, iniziò una fase più ampia di arresti, deportazioni e uccisioni.
 * Le vittime furono centinaia nella prima ondata e migliaia nella seconda, anche se le cifre precise restano oggetto di discussione tra gli storici.

“Perché” ci furono le foibe

Le cause sono molteplici e intrecciate; non esiste un solo “perché”, ma diversi livelli:

1. Conflitto nazionale e territoriale

  • Per secoli l’area adriatica nord-orientale era abitata da comunità italiane e slave (slovene e croate), con tensioni crescenti tra rivendicazioni nazionali contrapposte.
  • Dopo la Prima guerra mondiale, molti territori con forte presenza slava passarono all’Italia, generando risentimento nei confronti del potere italiano percepito come occupante.

2. Vent’anni di fascismo e italianizzazione forzata

  • Il regime fascista praticò una politica aggressiva di italianizzazione: chiusura di scuole in lingua slovena e croata, restrizioni alle associazioni culturali slave, cambi di toponimi e cognomi.
  • Per parte della popolazione slovena e croata, funzionari, podestà, carabinieri, maestri e burocrati italiani divennero simboli concreti di questa oppressione; ciò alimentò un clima di rancore che esplose nel 1943 e nel 1945.

3. Guerra partigiana e rivoluzione comunista

  • I partigiani di Tito miravano non solo a liberare il territorio dal nazifascismo, ma anche a trasformare l’assetto politico e sociale, instaurando un nuovo Stato socialista jugoslavo.
  • In questo contesto, le violenze colpirono:
    • esponenti del fascismo e collaborazionisti
    • membri delle élite economiche locali
    • funzionari e rappresentanti dello Stato italiano
    • oppositori politici o presunti tali
  • In alcune interpretazioni, le foibe vengono lette come parte di una “epurazione politica” e sociale in chiave rivoluzionaria; in altre, come prevalente logica di vendetta nazionale anti-italiana.

4. Vendetta, caos di fine guerra e repressione

  • Il crollo degli eserciti, l’occupazione tedesca brutale e la guerra civile crearono un clima di totale disordine, in cui denunce, regolamenti di conti personali e accuse di collaborazionismo potevano portare rapidamente a arresto ed esecuzione.
  • Molti arrestati furono deportati in campi o prigioni jugoslave; altri furono uccisi e gettati nelle cavità carsiche o in fosse comuni.

5. Il tema dell’“pulizia etnica”

  • Una parte della storiografia e del discorso politico italiano parla delle foibe come di un’operazione di “pulizia etnica” contro gli italiani, finalizzata a snazionalizzare le aree che la Jugoslavia voleva annettere.
  • Altri studiosi sottolineano invece la dimensione mista: vendetta per i crimini fascisti, epurazione politica, conflitto sociale e solo in parte mirata a colpire persone proprio in quanto italiane; il dibattito su questo punto è ancora vivo.

Dopo le foibe: esodo e memoria

  • Alle violenze fece seguito l’esodo giuliano-dalmata , cioè la partenza di centinaia di migliaia di italiani (e non solo) da Istria, Fiume e Dalmazia tra la fine degli anni Quaranta e i Cinquanta, verso l’Italia e altri Paesi.
  • Per decenni in Italia il tema rimase marginalizzato, sia per la Guerra fredda sia per la delicatezza dei rapporti con la Jugoslavia; è divenuto centrale nel dibattito pubblico soprattutto dagli anni Novanta in poi, con forti contrapposizioni politiche e interpretative.

Mini-riepilogo in forma narrativa

Immagina un territorio di confine in cui, da generazioni, italiani e slavi convivono tra città italiane e campagne slovene o croate. Arrivano il fascismo, le politiche di italianizzazione, la guerra mondiale, l’occupazione tedesca, i partigiani jugoslavi che avanzano e una rivoluzione comunista che vuole cambiare tutto. Nel caos del 1943 e del 1945 vecchi rancori nazionali, odio per il regime, aspirazioni rivoluzionarie e vendette personali si mescolano, trasformandosi in arresti, processi sommari, sparizioni e corpi gettati nelle profondità del Carso. Da lì nasce il tragico capitolo storico che oggi chiamiamo “foibe”, la cui interpretazione continua a dividere memorie, famiglie e politica.

Informazioni raccolte da fonti storiche e articoli disponibili pubblicamente in rete.