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“Quale allegria” di Lucio Dalla è una canzone del 1977, contenuta nell’album “Com’è profondo il mare”, ed è considerata uno dei suoi brani più significativi e poetici.

Di cosa parla “Quale allegria”

La canzone ruota attorno a una domanda amara: che tipo di allegria è possibile in una vita fatta di abitudini, maschere sociali e rapporti svuotati? Il protagonista finge di essere felice, ma sente un vuoto profondo, soprattutto sul piano affettivo.

La ripetizione del ritornello “Quale allegria” su scene quotidiane (uscire la mattina, prendere treni, stare sul palco, stare a letto in due) sottolinea il contrasto fra ciò che “dovrebbe” dare gioia e la mancanza reale di senso.

Temi principali

  • Solitudine dentro le relazioni: l’altro non è più raggiungibile (“non so più dove cercarti”), anche se è fisicamente vicino.
  • Finzione sociale: cambiare faccia, ridere, fare casino come se fosse sempre carnevale, cioè vivere dietro una maschera permanente.
  • Routine quotidiana: traffico, giornali, lavoro, viaggi, spettacolo; tutto si ripete “senza allegria”.
  • Dolore e perdono: “esser costretti a farsi anche del male per potersi con dolcezza perdonare”, un’immagine molto luciana di rapporti complessi, pieni di ferite e tenerezza insieme.
  • Visione amara del “gran finale”: l’idea di fondare un circolo serale per “pazzi sprassolati e un poco scemi” che fanno finta che la gara sia arrivare in salute alla fine, mentre arriva Andrea “con un bastone e cento denti” a presentare il conto.

Il personaggio di Andrea

Nell’ultima parte appare Andrea, figura quasi allegorica, che “ti chiede di pagare per i suoi pasti mal mangiati, i sonni derubati, i furti obbligati, per essere stato ucciso quindici volte in fondo a un viale per quindici anni la sera di Natale”.

È un’immagine fortissima, aperta a varie letture: per qualcuno richiama il senso di colpa collettivo verso gli ultimi e gli emarginati, per altri è una metafora del passato che torna a presentare il conto, o dell’ingiustizia sociale che resta insoluta.

Stile e posizione nella carriera di Dalla

“Quale allegria” appartiene alla fase in cui Dalla inizia a scrivere i testi da solo, dopo l’esperienza con il poeta Roberto Roversi.

Il brano unisce una melodia apparentemente dolce e accessibile con un testo visionario, pieno di immagini surreali e malinconiche, tipico del Dalla di fine anni ’70.

Perché è ancora attuale

Oggi “Quale allegria” viene spesso ricordata come uno dei brani italiani che meglio raccontano la sensazione di vivere in una società rumorosa e frenetica, ma emotivamente povera.

L’idea di dover “far finta” di stare bene, sorridere in pubblico e funzionare nella routine, mentre dentro non si prova vera gioia, è qualcosa che molti continuano a riconoscere come tremendamente contemporaneo.

TL;DR: “Quale allegria” non è una canzone allegra, ma una riflessione ironica e amarissima sulla mancanza di vera felicità in una vita fatta di maschere, routine e colpe non saldate, resa con la poesia visionaria tipica di Lucio Dalla nel periodo di “Com’è profondo il mare”.

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