A Minneapolis, in questi giorni, sta succedendo qualcosa di molto grave legato alle operazioni federali di immigrazione e a scontri con la comunità locale.

Il quadro generale

Negli ultimi mesi il governo federale ha intensificato moltissimo i controlli migratori in Minnesota (operazioni ICE e altre agenzie federali), con migliaia di agenti dispiegati soprattutto nell’area metropolitana di Minneapolis.

Questo ha creato forte tensione con le autorità locali e con la popolazione, che accusano Washington di esagerare, di violare i diritti delle persone e di mettere in pericolo la sicurezza pubblica invece di migliorarla.

Le sparatorie con gli agenti federali

A gennaio 2026 ci sono stati almeno tre episodi di sparatorie che coinvolgono agenti federali in città, due dei quali mortali.

  • Una precedente sparatoria fatale ha ucciso Renée Good, caso che ha acceso proteste e critiche verso ICE e l’operazione federale più ampia.
  • Il 24 gennaio 2026 un’altra persona, Alex Pretti, è stata uccisa da un agente federale (indicata come agente di confine o immigrazione) vicino a 26th Street e Nicollet Avenue, a sud di Minneapolis.
  • Si tratta almeno della seconda morte e della terza sparatoria collegata alle operazioni migratorie in città nel giro di poche settimane, il che sta esasperando ancora di più le tensioni.

Dopo l’uccisione di Pretti, testimoni e video amatoriali sono al centro di analisi giornalistiche e legali, perché alcune ricostruzioni sembrano in contrasto con la versione fornita dagli agenti federali.

Reazione della città e intervento della Guardia Nazionale

Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e il capo della polizia Brian O’Hara hanno parlato pubblicamente dell’ultimo episodio, esprimendo rabbia e preoccupazione per il modo in cui le operazioni federali stanno degradando la sicurezza in città.

Il sindaco ha chiesto apertamente che gli agenti federali e l’ICE lascino Minneapolis e il Minnesota, accusando l’amministrazione Trump di “invasione” e di alimentare paura e violenza.

Per gestire la situazione, il sindaco ha chiesto al governatore Tim Walz di dispiegare la Guardia Nazionale del Minnesota a supporto delle forze locali.

La Guardia Nazionale è stata incaricata di:

  • Rafforzare le pattuglie e il presidio di alcune aree critiche, in particolare intorno a 26th St e Nicollet, la zona dell’ultima sparatoria.
  • Aiutare la polizia di Minneapolis a mantenere un perimetro stradale: accesso limitato ai veicoli tra Franklin Ave e 28th St, da Pillsbury Ave fino all’Interstate 35W, salvo traffico locale dei residenti.
  • Supportare il controllo di eventuali barricades, fuochi, o materiali pericolosi durante le manifestazioni, con l’indicazione ufficiale che tali materiali verranno rimossi e i fuochi spenti.

Proteste, sciopero generale e clima di tensione

Sul piano sociale, Minneapolis è al centro di un’ondata di proteste che riguarda l’intero Minnesota.

Un ampio fronte di sindacati, associazioni, comunità religiose e gruppi di attivisti ha organizzato il 23 gennaio 2026 una sorta di sciopero generale e giornata di mobilitazione, spesso chiamata “Day of Truth & Freedom” o “blackout economico”, contro le operazioni ICE e la presenza massiccia di agenti federali.

  • Decine di migliaia di persone hanno partecipato alle manifestazioni in tutto lo stato, in condizioni climatiche molto dure, con freddo intenso.
  • Centinaia di negozi, imprese e istituzioni culturali nell’area di Minneapolis–St. Paul hanno chiuso o modificato l’orario in solidarietà.

Dopo l’ultima sparatoria, diverse proteste sono proseguite nelle strade di Minneapolis, con momenti di forte tensione.

In alcune occasioni le forze dell’ordine hanno usato gas lacrimogeni e dispositivi stordenti per disperdere i gruppi più conflittuali vicino alla scena del crimine e in altre aree di raduno.

Scontro politico e azioni legali

La situazione a Minneapolis è diventata anche un caso politico nazionale.

  • L’amministrazione Trump difende l’operazione come parte della normale applicazione delle leggi sull’immigrazione, e il vicepresidente J.D. Vance ha visitato Minneapolis per sostenere la linea dura, parlando di necessità di far rispettare la legge federale.
  • Molti leader locali democratici, invece, chiedono il ritiro degli agenti federali e accusano Washington di violare i diritti civili e di minare l’autonomia delle autorità locali.

Sul piano giudiziario:

  • Funzionari del Minnesota hanno presentato un’azione legale accusando il governo federale di aver rimosso prove dalla scena della sparatoria di Alex Pretti e di aver ostacolato le indagini statali.
  • Un giudice ha emesso un’ordinanza restrittiva temporanea che vieta alle agenzie federali di distruggere o manomettere prove riguardanti l’incidente.

In pratica: cosa sta succedendo ora a Minneapolis

Riassumendo cosa sta succedendo, in modo molto diretto:

  1. C’è una massiccia presenza di agenti federali dedicati all’immigrazione (ICE, Border Patrol ecc.) in città e nello stato, nell’ambito di una grande operazione di enforcement.
  1. Tre sparatorie legate a queste operazioni, con almeno due morti (tra cui Renée Good e Alex Pretti), hanno fatto esplodere tensioni con comunità locali e autorità cittadine.
  1. Migliaia di persone stanno protestando, con sciopero generale, cortei e chiusure di attività, denunciando abusi e chiedendo che ICE e altri agenti federali lascino il Minnesota.
  1. Il sindaco di Minneapolis ha chiesto la Guardia Nazionale per supportare la polizia locale, controllare alcune zone e cercare di evitare che le proteste sfocino in violenza o incendi.
  1. Ci sono scontri politici fra amministrazione Trump e leader locali; il Minnesota ha avviato azioni legali per proteggere le prove e contestare la gestione federale dell’ultima sparatoria.

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