Si chiama “Black Friday” perché inizialmente indicava un venerdì “nero” per la città di Philadelphia, piena di traffico, caos e problemi di ordine pubblico il giorno dopo il Ringraziamento; solo dopo il termine è stato reinterpretato in chiave positiva come il giorno in cui i negozi “tornano in nero” (cioè in profitto) grazie alle vendite.

Origine del nome

  • Negli anni ’50‑’60 a Philadelphia polizia e autisti chiamavano “Black Friday” il venerdì post‑Thanksgiving per descrivere il traffico paralizzato, le folle in città per lo shopping e per la partita Army–Navy, e i turni massacranti.
  • Il termine “black” richiamava quindi una situazione negativa , di disordine e difficoltà, non c’entrava nulla con gli sconti né con i profitti dei negozi.

Dalla connotazione negativa al marketing

  • I commercianti non amavano un nome così cupo e provarono perfino a ribattezzarlo “Big Friday”, ma quel tentativo non ebbe successo.
  • A partire dagli anni ’80 il racconto è stato rovesciato: si è iniziato a dire che il Black Friday è il giorno in cui i negozi passano “dal rosso al nero” nei registri contabili, cioè iniziano a fare profitto grazie all’enorme volume di vendite.

Cosa significa oggi

  • Oggi il Black Friday è il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento e viene considerato l’inizio ufficiale della stagione dello shopping natalizio, con sconti fortissimi online e nei negozi fisici.
  • Il fenomeno si è allargato a “Black Week” o addirittura a un intero novembre di promozioni, diventando un simbolo del consumismo globale ma anche oggetto di critiche e iniziative alternative come il “Green Friday”.

TL;DR: si chiama “Black Friday” perché era un giorno “nero” di caos e traffico a Philadelphia, e solo dopo il marketing ha trasformato quel “black” nel simbolo dei conti in nero dei negozi grazie agli sconti.

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