referendum giustizia 2026 cosa si vota

Nel referendum sulla giustizia 2026 si vota sulla conferma o il rifiuto di una riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario, centrata soprattutto sulla separazione delle carriere dei magistrati e sulla creazione di nuovi organi di autogoverno e disciplina.
Quando e che tipo di referendum è
- Si vota domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.
- È un referendum costituzionale confermativo: i cittadini devono dire se approvare o respingere una legge costituzionale già approvata dal Parlamento.
- Non è previsto quorum: vince semplicemente l’opzione (SÌ o NO) che ottiene più voti validi, qualunque sia l’affluenza.
Cosa c’è scritto, in sostanza, sulla scheda
Sulla scheda ti verrà chiesto se approvare la legge costituzionale che contiene “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e istituzione della Corte (o Alta Corte) disciplinare”, già pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
- Votando SÌ : confermi la riforma, che entra definitivamente in vigore e cambia l’assetto interno della magistratura (carriere, CSM, disciplina).
- Votando NO : respingi la riforma e restano in vigore le regole attuali sull’ordinamento giudiziario.
I tre punti principali della riforma
1. Separazione delle carriere
- Oggi un magistrato, nel corso della carriera, può passare (con limiti e condizioni) da funzioni requirenti (pubblico ministero) a funzioni giudicanti (giudice) e viceversa.
- La riforma prevede una separazione netta : due percorsi distinti, uno per chi giudica e uno per chi accusa, senza possibilità di passaggio da un ruolo all’altro.
- Obiettivo dichiarato dei promotori: rafforzare la percezione della terzietà del giudice e rendere più chiaro il diverso ruolo tra chi decide e chi sostiene l’accusa.
2. Due CSM distinti
- Oggi esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) per tutti i magistrati.
- La riforma prevede due organi di autogoverno separati:
- un CSM per i magistrati giudicanti (i giudici);
- un CSM per i magistrati requirenti (i PM).
- Questi organi avrebbero competenze autonome su assunzioni, trasferimenti, carriere e valutazioni professionali nei rispettivi ambiti.
3. Alta Corte / Corte disciplinare
- Oggi il disciplinare dei magistrati è interno al CSM (sezione disciplinare).
- La riforma istituisce una Corte disciplinare (o Alta Corte di giustizia disciplinare) autonoma, di rango costituzionale, che si occupa esclusivamente dei procedimenti disciplinari contro i magistrati.
- La Corte sarebbe composta da 15 membri, con un mix di nomine del Presidente della Repubblica, sorteggio da elenchi parlamentari e magistrati con lunga esperienza, per separare la disciplina dall’ordinario autogoverno.
Cosa significa votare SÌ o NO (in pratica)
Se vince il SÌ
- Entrano in vigore le modifiche alla Costituzione sull’ordinamento giudiziario.
- Carriere di giudici e PM diventano rigidamente separate per tutta la vita professionale.
- Nascono due CSM distinti e l’Alta Corte/Corte disciplinare come organo autonomo.
- Per il fronte del SÌ, questo rende:
- il giudice più indipendente e percepito come terzo;
- le correnti nella magistratura meno influenti grazie a regole nuove e, in alcune proposte collegate, a quote di sorteggio.
Se vince il NO
- La legge costituzionale non entra in vigore, e l’assetto della magistratura resta quello attuale: carriere comunicanti, unico CSM, disciplina interna al CSM.
- Il fronte del NO teme:
- un’eccessiva vicinanza dei PM al potere esecutivo se si separano troppo le carriere,
- rischi per l’unità e l’indipendenza complessiva della magistratura,
- un sistema disciplinare troppo “politicizzato” o esterno rispetto all’autogoverno.
Un esempio concreto per capirlo
Immagina un giovane magistrato che oggi entra in ruolo: nella situazione attuale può, in teoria, iniziare da PM e poi, dopo alcuni anni e con le procedure previste, chiedere di passare a fare il giudice, o viceversa.
Con la riforma del referendum giustizia 2026, invece, al momento dell’ingresso in carriera dovrebbe scegliere una volta per tutte se diventare giudice o PM, seguendo un percorso chiuso, con organi di autogoverno propri e un organo disciplinare separato per eventuali illeciti.
Se vuoi, posso riassumerti in pochissime righe “pro” e “contro” che stanno circolando nel dibattito pubblico sul referendum giustizia 2026, sempre con un linguaggio molto semplice.