Gli Stati Uniti e il Venezuela sono ai ferri corti soprattutto per una combinazione di petrolio , potere regionale e modello politico, e negli ultimi mesi questo si è trasformato in una vera e propria crisi militare con la cattura di Nicolás Maduro da parte di Washington.

Contesto: cosa sta succedendo ora

Negli ultimi mesi gli USA hanno intensificato un’operazione militare nell’area caraibica, partita come “campagna antidroga” e poi evoluta in azioni dirette contro infrastrutture e navi collegate al Venezuela. Secondo varie ricostruzioni giornalistiche, si è arrivati a un raid sul territorio venezuelano e alla cattura del presidente Nicolás Maduro, evento che ha scatenato forti critiche sul rispetto del diritto internazionale e allarme all’ONU.

Perché gli USA puntano il Venezuela

Le principali motivazioni citate da analisti e governi sono:

  • Petrolio e risorse energetiche : il Venezuela ha le maggiori riserve petrolifere conosciute al mondo e il controllo dell’accesso a queste risorse è da anni un obiettivo centrale della politica estera americana nella regione.
  • Influenza geopolitica : i governi Chávez prima e Maduro poi hanno costruito un’alleanza “antimperialista” con Russia, Cina e Iran, ponendosi come sfida diretta all’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale.
  • Migrazioni e narcotraffico : Washington giustifica la pressione militare e le sanzioni come risposta al traffico di droga e all’esodo di milioni di venezuelani, anche se una quota relativamente piccola della cocaina destinata agli USA passa dal Venezuela, dettaglio che alimenta il sospetto che la vera posta in gioco sia politica ed energetica.

Dimensione storica e dottrina USA

Da anni i rapporti tra Washington e Caracas sono segnati da:

  • Rottura diplomatica, sanzioni economiche e tentativi di delegittimare il governo venezuelano, fino al riconoscimento di Juan Guaidó come “presidente ad interim” nel 2019.
  • Una rilettura in chiave contemporanea della vecchia dottrina Monroe: vari analisti notano come l’amministrazione Trump rivendichi il “diritto” di intervenire militarmente in America Latina per difendere gli interessi statunitensi, un approccio che alcuni descrivono come un “corollario Trump” alla dottrina storica.

Come viene vista la crisi nel mondo

  • Il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha espresso forte preoccupazione per la cattura di Maduro, parlando di violazione del diritto internazionale e di un precedente pericoloso.
  • In Europa diversi osservatori sottolineano che, dopo l’attacco in Venezuela, gli Stati Uniti sembrano tornare a una logica di intervento unilaterale nelle Americhe, legata agli interessi strategici e petroliferi più che a una mera “guerra alla droga”.

Cosa cercano di ottenere gli USA

Le analisi convergono su alcuni obiettivi di fondo:

  1. Indebolire o rovesciare il governo chavista e sostituirlo con una leadership più allineata agli interessi di Washington.
  1. Ristrutturare l’industria petrolifera venezuelana in modo favorevole alle compagnie e agli investitori occidentali, con accordi che garantiscano un accesso privilegiato alle risorse.
  1. Mandare un messaggio a Russia, Cina e Iran che l’area caraibica e il “cortile di casa” americano restano sotto l’influenza di Washington, scoraggiando la presenza militare ed economica dei rivali strategici.

In sintesi, alla domanda “Stati Uniti – Venezuela, perché?” la risposta è: perché in Venezuela si intrecciano energia, rivalità tra grandi potenze, controllo delle rotte nel Caribe, crisi migratoria e scontro ideologico, e oggi tutto questo è esploso in una fase apertamente militare che ridisegna gli equilibri dell’America Latina.


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