L’espressione italiana “stanza dei bottoni” nasce negli anni ’60 ed è stata coniata dal leader socialista Pietro Nenni nel 1962.

Origine dell’espressione

  • L’espressione appare in un celebre discorso di Nenni l’8 ottobre 1962, a Roma, per il 70º anniversario del PSI.
  • In quel discorso Nenni parla del problema di “chi sarà nella stanza dei bottoni”, riferendosi a chi guiderà la politica economica dello Stato nel nuovo quadro del centro‑sinistra e dell’intervento pubblico nell’economia.
  • Si tratta quindi di un neologismo politico entrato subito nel linguaggio giornalistico e poi nell’uso comune.

Perché “stanza” e perché “bottoni”

  • L’immagine rimanda metaforicamente a una sala comandi: la “stanza” è il luogo chiuso, riservato, dove si decide davvero.
  • I “bottoni” richiamano i pulsanti delle sale di controllo industriali o delle navi, da cui si governano macchinari, flussi produttivi e rotta; per analogia, nella politica sono le “leve” del potere dello Stato.
  • Col tempo, la locuzione è diventata sinonimo di centro del potere, politico o economico: “essere nella stanza dei bottoni” significa trovarsi nel luogo in cui si prendono le decisioni importanti.

Uso oggi e contesto attuale

  • Oggi “stanza dei bottoni” è usata in articoli di politica, economia e perfino in discussioni online per indicare i piani alti delle istituzioni, dei partiti o delle grandi aziende.
  • L’espressione è così radicata che molti la usano senza sapere che ha un autore preciso (Nenni) e una data di nascita ben definita nei primi anni del boom economico italiano.

In sintesi: “stanza dei bottoni” deriva da un’immagine di sala comandi con pulsanti di controllo e fu inventata da Pietro Nenni nel 1962 per indicare il luogo in cui si esercita realmente il potere politico.

Informazioni raccolte da contenuti pubblici e discussioni accessibili su internet.